City Medical Centre · clinica chirurgica multispecialisticaTutti i giorni 10:00–18:00

La storia del trapianto di capelli: dai primi esperimenti alla FUE moderna

Il trapianto di capelli sembra un intervento moderno, ma le sue radici risalgono a quasi due secoli fa. Questo articolo ripercorre le principali tappe del suo sviluppo, dai primi esperimenti e dal lavoro dei chirurghi giapponesi al principio della dominanza del donatore, alla scoperta delle unità follicolari e alle tecniche di oggi, e spiega che cosa ha cambiato ogni passo per i pazienti.

Redazione di City Medical CentreAggiornato 7 min di lettura

Perché conoscere la storia del trapianto di capelli

Il trapianto di capelli ha una storia più lunga di quanto si pensi. L’intervento moderno, in cui singole unità follicolari vengono spostate dalla nuca alle zone diradate, è il risultato di oltre un secolo di esperimenti, errori e perfezionamenti graduali. Sapere come si è evoluta la tecnica aiuta a capire perché i risultati di oggi tendono ad apparire più naturali di quelli dei decenni passati, e perché i chirurghi parlano così tanto di capelli donatori e di unità follicolari.

Di seguito una breve panoramica delle tappe principali, dai primi esperimenti di laboratorio alle tecniche utilizzate oggi.

I primi esperimenti nell’Ottocento

I primi esperimenti documentati di trapianto di capelli risalgono all’inizio del XIX secolo. Resoconti del 1822 descrivono tentativi di spostare lembi di pelle con peli negli animali. Questi studi erano ben lontani da una cura per la calvizie, ma dimostrarono un principio importante: la pelle con i peli poteva essere trasferita in un’altra sede e i peli potevano continuare a crescere.

Per molti decenni l’idea rimase una curiosità della chirurgia sperimentale. Non si capiva ancora perché i capelli cadessero nella calvizie comune, e non esisteva un modo affidabile per prevedere se i capelli trapiantati sarebbero sopravvissuti.

I pionieri giapponesi: il primo ripristino chirurgico dei capelli

Un capitolo importante fu scritto in Giappone nella prima metà del Novecento. Medici giapponesi, tra cui Masao Sasakawa, Hajime Tamura e Shoji Okuda, descrissero i loro interventi di sostituzione chirurgica dei capelli.

Il lavoro di Okuda è considerato particolarmente significativo. Nel 1939 pubblicò la descrizione del trapianto di piccoli innesti rotondi di pelle con capelli, di circa 1–5 mm, per ripristinare i peli su cuoio capelluto, sopracciglia e baffi. Lavorava soprattutto con pazienti che avevano perso i capelli a causa di cicatrici, ustioni o condizioni congenite. Tamura descrisse in seguito l’uso di innesti ancora più piccoli, un approccio che anticipava sviluppi molto successivi.

Poiché questi articoli furono pubblicati in giapponese e uscirono a ridosso della Seconda guerra mondiale, per molti anni rimasero in gran parte sconosciuti in Europa e in America.

Norman Orentreich e il principio della dominanza del donatore

La svolta nel trattamento della calvizie comune arrivò nel 1959, quando il dermatologo americano Norman Orentreich pubblicò il suo lavoro sul concetto di dominanza del donatore. Dimostrò che i capelli prelevati dalla nuca e dai lati della testa, una zona di solito resistente all’alopecia androgenetica, tendono a conservare le loro caratteristiche anche dopo essere stati spostati in una zona calva.

In altre parole, un follicolo trapiantato si comporta in base alla zona da cui proviene, non a quella in cui viene collocato. Questo principio è ancora oggi il fondamento del trapianto di capelli. Spiega anche perché l’intervento dipenda così tanto dalla qualità e dall’estensione della zona donatrice.

Orentreich utilizzava innesti rotondi a punch di alcuni millimetri, ciascuno con molti capelli. Viene spesso definito il padre del trapianto di capelli moderno.

L’epoca delle zolle e il passaggio a innesti più piccoli

Per i due decenni successivi gli innesti a punch, spesso chiamati zolle, furono la tecnica standard. I capelli crescevano, ma poiché ogni innesto conteneva un ciuffo, il risultato poteva apparire poco naturale, soprattutto lungo l’attaccatura. Il tipico aspetto da «capelli di bambola» di quel periodo è uno dei motivi per cui un tempo il trapianto di capelli aveva una cattiva reputazione.

Negli anni Ottanta i chirurghi lavorarono sempre più spesso con minigraft e micrograft più piccoli. Questo permise attaccature più morbide e una transizione più graduale, anche se gli innesti venivano ancora ricavati senza tenere conto del raggruppamento naturale dei capelli.

L’unità follicolare

Negli anni Ottanta i ricercatori descrissero l’unità follicolare: il gruppo naturale da uno a quattro capelli che crescono insieme, con le rispettive ghiandole sebacee e il piccolo muscolo. Questa osservazione cambiò il modo in cui i chirurghi pensavano agli innesti. Se i capelli crescono naturalmente in questi piccoli gruppi, il risultato più naturale dovrebbe venire dal trapiantarli intatti.

Il trapianto di unità follicolari e l’arrivo della FUE

A metà degli anni Novanta i chirurghi Robert Bernstein e William Rassman formularono il concetto di trapianto di unità follicolari. Proposero di spostare i capelli negli stessi piccoli gruppi in cui crescono naturalmente, invece che in pezzi di pelle più grandi. All’inizio questo si faceva asportando una striscia di pelle dalla zona donatrice e suddividendola in unità follicolari sotto ingrandimento: il metodo oggi noto come FUT.

Partendo dalla stessa idea, i chirurghi svilupparono l’estrazione di unità follicolari, cioè la FUE. Nella FUE le singole unità follicolari si prelevano direttamente dalla zona donatrice con punch molto piccoli, di solito con un diametro inferiore al millimetro, per cui non resta una cicatrice lineare. La tecnica fu descritta nella letteratura medica all’inizio degli anni Duemila e divenne gradualmente uno dei metodi più diffusi.

Il trapianto di capelli oggi

Il ripristino dei capelli moderno unisce queste idee a ingrandimenti migliori, strumenti più sottili e una pianificazione più accurata. Le penne implanter, usate nella tecnica DHI, permettono di inserire gli innesti direttamente nella pelle controllando con precisione angolo e profondità. In alcune cliniche i sistemi assistiti da robot possono aiutare nel prelievo. I chirurghi prestano inoltre più attenzione al disegno dell’attaccatura, alla sopravvivenza degli innesti fuori dal corpo e alla gestione a lungo termine della zona donatrice.

Nella pratica attuale la FUE si utilizza di solito per l’alopecia androgenetica, e l’approccio combinato FUE e DHI si può utilizzare sia per l’alopecia androgenetica sia per dare densità. La scelta dipende sempre dal tipo di caduta, dalla zona donatrice e dagli obiettivi del paziente, e la fa il chirurgo dopo una visita.

Vale la pena ricordare anche ciò che la storia ha insegnato: il trapianto sposta i capelli esistenti, non ne crea di nuovi e non ferma il processo di caduta di fondo. Molti pazienti hanno bisogno anche di un piano medico per proteggere i propri capelli. Maggiori informazioni sull’intervento nella pagina dedicata al trapianto di capelli.

Consulenza presso City Medical Centre

City Medical Centre lavora con pazienti internazionali. La prima consulenza è gratuita e si può fare anche online: basta inviare le foto dei capelli e della zona donatrice e porre qualsiasi domanda sulle tecniche moderne e su ciò che possono realisticamente ottenere nel proprio caso. Il medico valuta la situazione e indica il prezzo, che viene poi fissato nel contratto. Un coordinatore personale segue il paziente dal primo messaggio fino alla fine del recupero, e foto e domande si possono inviare via WhatsApp. Maggiori dettagli nella pagina dedicata al trapianto di capelli.

Domande frequenti

Chi è considerato il padre del trapianto di capelli moderno?

Di solito questo titolo si attribuisce al dermatologo americano Norman Orentreich. Nel 1959 descrisse la dominanza del donatore, il principio secondo cui i capelli prelevati dalla nuca e dai lati della testa conservano la resistenza all’alopecia androgenetica anche dopo essere stati trapiantati in una zona calva.

Che cos’è la dominanza del donatore?

È l’osservazione secondo cui un follicolo trapiantato si comporta in base alla zona da cui proviene e non a quella in cui viene collocato. I capelli della zona donatrice resistente continuano di solito a crescere dopo il trapianto, ed è per questo che la zona donatrice è così importante.

Perché i primi trapianti di capelli sembravano poco naturali?

Le prime tecniche usavano grossi innesti rotondi a punch, le cosiddette zolle, ciascuno con un ciuffo di capelli. Disposti in file, soprattutto lungo l’attaccatura, potevano dare un effetto a ciuffi. Il passaggio a innesti più piccoli e poi alle unità follicolari ha reso i risultati molto più naturali.

Quando è comparsa la FUE?

La FUE è nata dal concetto di unità follicolare sviluppato negli anni Novanta ed è stata descritta nella letteratura medica all’inizio degli anni Duemila. Invece di asportare una striscia di pelle, si prelevano le singole unità follicolari con punch molto piccoli, senza lasciare una cicatrice lineare.

Il trapianto di capelli moderno ferma la caduta?

No. Il trapianto ridistribuisce i capelli esistenti prelevati dalla zona donatrice, ma non cura la causa della caduta. I capelli propri possono continuare a diradarsi, quindi spesso il medico consiglia anche un piano per proteggerli, stabilito dopo una visita.

Nota. Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere medico. Ogni intervento ha controindicazioni e rischi, e l’opzione adatta si stabilisce solo dopo una visita medica.

Hai una domanda sul tuo caso? Consulenza gratuita

Lascia nome e numero di telefono e un coordinatore ti richiamerà. Puoi anche inviare foto e domande su WhatsApp.

Richiedi di essere richiamato

oppure

Scrivi su WhatsApp

Leggi anche